Un piccolo Blog dedicato al paese del Sol Levante ed alle altre nostre passioni
Nei giorni scorsi avrete avuto modo di leggere sulla carta stampata e ascoltare sui Tg la fantascientifica notizia secondo la quale il robot di punta della Honda Motor & Co. , Asimo (il cui nome deriva dal Isaac Asimov, scrittore e “inventore” delle leggi della robotica) dopo le meraviglie a cui ha abituato l’opinione pubblica negli ultimi anni (citiamo tra tanti l’esecuzione di balli tradizionali giapponesi come dimostrazione di una buona postura e coordinazione nel movimento) sia ora in grado di muoversi e operare comandato sulla base del pensiero di un operatore.
In realtà la situazione è un pò diversa: è sicuramente vero che l’esperimento condotto dalla Honda si inquadra in un primo importante passo verso la ripetizione di input dati da un operatore umano attraverso un’interfaccia di controllo che traduce direttamente gli stimoli elettrici generati dal cervello, ciò nonostante l’esecuzione e l’accuratezza di questa modalità di interazione uomo-macchina è sicuramente ai primordi.
Infatti la “Brian machine interface” , che appare allo stato attuale molto ingombrante e complicata, si compone di due appparecchiature sensoristiche dello stimolo cerebrale: la EEG (Elettro-encefalografia) e la NIRS (Spettroscopia con onde vicine all’infrarosso). La EEG misura la corrente elettrica che fluisce all’interno del cervello mentre la NIRS misura il flusso sanguigno cerebrale.
Ciò a cui invece è stato dato poco risalto sono le evidenti limitazioni e i vincoli in cui si è svolto l’esperimento:
1) L’operatore necessita di alcune ore per essere istruito su come controllare l’interfaccia (e viene aiutato attraverso la visione di un disegno schematico dell’azione da compiere).
2) L’interfaccia è in grado di dare ad Asimo quattro comandi principali: muovi braccio sinistro, muovi braccio destro, muovi piedi, aziona voce. L’interfaccia non assicura alcuna direzione o traiettoria di movimento, ma solo la selezione di un arto o di un organo attuativo (nel caso della voce).
3) L’accuratezza con cui l’operatore è in grado di selezionare l’interfaccia è di poco superiore al 90% (secondo i dati Honda).
4) L’esperimento si è svolto al chiuso per evitare che l’operatore potesse distrarsi e sbagliare stando sotto pressione.
Per rendervi conto con maggior chiarezza di quanto detto vi alleghiamo il video rilasciato dalla Honda in cui è ben evidente quanto detto:
Che dire….di certo l’Honda in un periodo di crisi economica come quello attuale continua a battere nuovi inesplorati campi della ricerca scientifica applicata alla robotica umanoide e questo rappresenta sicuramente una cosa positiva, oltre chiaramente all’idea, che risulta potenzialmente innovativa ed in grado di stravolgere il campo dell’intera tecnologia informatica. Tuttavia il giorno in cui questo avverrà non è poi cosi tanto vicino come ci hanno descritto (o voluto far credere, perchè cosi fa più notizia) !
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