Dopo un bel po’ di tempo di assenza, eccomi con un nuovo articolo. Per cominciare il nuovo anno ho deciso di parlare di un argomento caro a tutti, soprattutto in questo periodo di crisi: i soldi. Precisiamo, non se ne chiedono ne regalano, semplicemente se ne discute. L’argomento in questione non può che essere lo yen, la moneta usata in Giappone, dove è chiamato en, senza l’y iniziale (in hiragana si scrive えん, oppure 円 se si utilizzano i kanji, ma ormai è frequente anche il simbolo occidentale ¥). Yen significa letteralmente oggetto rotondo e il significato è legato ovviamente alle monete che ai tempi d’introduzione della moneta rappresentavano la maggior parte della valuta in circolazione.

Le prime monete giapponesi furono coniate nel VII sec. d.C. su modello cinese, queste monete erano inizialmente di rame e d’argento, poi la produzione di monete d’argento fu sospesa e rimase solo quella legata alle monete di rame. La loro forma era circolare con un piccolo foro al centro. Nei due secoli successivi furono coniati ben dodici tipi di monete di rame, ma per varie ragioni (fra cui anche il fatto che il conio statale, per far fronte alla mancanza di rame, riduceva progressivamente la percentuale di questo metallo, creando così una differenza in termini di valore economico fra vecchie e nuove monete) il conio cessò attorno al X secolo. Più tardi, verso il diciassettesimo secolo Toyotomi Hideyoshi incaricò la famiglia Gōtō, quali responsabili della zecca, di coniare nuove monete.

Oban

Fra queste la più preziosa era lo ōban, una grande moneta d’oro di forma ovale. Il primo ōban a essere coniato e che è giunto sino a noi è chiamato Tenshō ōban risalente al 1588, ed è conservato al British Museum. Questo ōban porta l’indicazione ‘10 ryō’ (ossia 165,4 gr d’oro), ha la firma Gōtō e presenta dei motivi floreali (forse fuji, glicine) cesellati nei motivi a rombo, sia in basso sia in alto. Per l’alto valore questi pezzi non erano in circolazione, costituivano una riserva aurea oppure erano usati per doni di corte in occasione di servizi o eventi eccezionali. Gli ōban, lunghi 17 cm e larghi 10 rappresentano a oggi la forma monetaria più grande al mondo.
Oggi sono in circolazione sia monete che banconote, le prime hanno corso legale nei tagli da uno, cinque, dieci, cinquanta, cento e cinquecento; mentre per le seconde è possibile trovare i biglietti da 1000, 2000, 5000 e 10000 yen. Tempo fa, così come per la lira, erano in circolazione monete dal valore inferiore allo yen e avevano un proprio nome: il sen, che indicava il centesimo e il rin, equivalente a un millesimo di yen.

Monete

Nella figura precedente sono illustrate le monete, ordinate per valore da sinistra verso destra, dall’alto in basso: la moneta d’alluminio di uno yen; poi quella da cinque di bronzo con sopra raffigurata una piantina di riso; dieci yen con su di un lato il tempio Byōdōin di Kyōto e sull’altro una pianta con il numero dieci; cinquanta yen con il fiore rappresentativo del Giappone: il crisantemo o kiku; cento yen (da un lato un grande 100 e dall’altro lato i fiori di ciliegio: sakura) e cinquecento yen. A differenza di quanto si possa pensare, e in particolare a differenza di dove abito io, le monete di piccolo taglio circolano molto, anche se i distributori automatici non accettano quelle da uno e cinque yen; quest’ultima per l’omofonia con la parola go= suffisso onorifico + en= fortuna, è considerata una moneta portafortuna (stesso discorso per il Kit-Kat, ma ne parleremo qualche altra volta). La moneta da cinquecento yen è quella che vale di più tra tutte le monete comunemente usate nel mondo, superando notevolmente sterlina ed euro. Sono sicuro di aver riportato dal Giappone una gran quantità di monete, che al momento non riesoc a trovare; come d’altronde sono certo di aver speso tutto quello che avevo in gadget.
Ps: nei prossimi gironi seguirà un altro articolo in cui parlerò delle banconote, oltre ad una piccola digressione sulla “crisi”.