Shōchū () è una delle bevande “storiche” del Giappone. Tradizionalmente era la bevanda dei poveri e anni addietro era considerato uno spirit per anziani. L’origine esatta del shōchū è sconosciuta, ma il primo documento che lo cita fu trovato nell’isola di Kyūshū, nel sedicesimo secolo. Si pensa che la distillazione sia arrivata lì via Thailandia, dove altri dicono giunse dalla Cina, attraverso la Corea (da qui l’impossibilità di attribuirgli una patria d’origine). Ancora oggi il shōchū è prodotto in tutto il Giappone, ma in particolare nell’isola di Kyūshū, la più meridionale. Nella prefettura di Kagoshima, a Kyūshū, niente sake o altre bevande, solo shōchū. A differenza del sake, che molti ritengono più adatto al cibo, è più indicato per i cocktail o come drink dopo-pasto (”volgarmente” è stato definito come l’analogo della nostra grappa o della vodka, ma rispetto alle quali è meno alcolico e con più evidenti aromi primari).

Potato shōchū

Vi sono diversi tipi di shōchū, a seconda del tipo di distillazione (otsurui, distillato una sola volta, e korui, distillazione multipla) e di “ingrediente principale”:

  • patate dolci (provato personalmente e buonissimo!!!),marca più famosa Satoh
  • riso, marca più famosa Gankutsu On
  • sesamo, marca più famosa Beni Otome
  • orzo
  • frumento
  • zucchero di canna
  • castagna

Shōchū in bottiglia e brik di cartone

Negli ultimi anni questa bevanda ha avuto grande successo nel mondo, a tal punto che in alcune zone ha superato, per consumi, il sake. Nelle grandi città è impossibile non trovare bar dove lo servono o dove lo utilizzano per preparare cocktail: “En Shochu” a New York, “Shochu restaurant-lounge” a Chicago, “Shochu Lounge” a Londra e ai “Sushi-samba” (catena di ristoranti giapponesi-brasiliani-peruviani) a New York, Miami, Chicago, Dallas e Tel Aviv. Ma ovviamente in ogni ristorante giapponese che si rispetti, esso non può mancare!

Esposizione di bottiglie in un locale