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Il primo settembre è il giorno del terremoto a Tokyo. Per fortuna, nel 2008 non si è ripetuto il sisma del 1923 che causò oltre 140mila morti. Il terremoto è politico: a meno di un anno dall’insediamento, il premier Yasuo Fukuda – fresco dalla simulazione di una emergenza-terremoto che in giornata ha coinvolto 600mila giapponesi – si è dimesso a sorpresa in serata, presentandosi con aria scossa e triste a una conferenza stampa teletrasmessa. La curiosa motivazione indicata è: evitare un “vuoto politico” (nel momento in cui lo crea). Fukuda si riferisce in particolare alla situazione parlamentare, difficile e bloccata in quanto l’opposizione controlla uno dei rami del Parlamento e mette i bastoni tra le ruote al governo ad ogni occasione possibile. «C’è bisogno di una nuova squadra che possa portare avanti le politiche di cui il Paese ha bisogno», ha detto.
Fukuda ha però finito per ammettere che il piano governativo di stimolo all’economia annunciato la settimana scorsa non è riuscito a rinverdire la scarsa popolarità del suo Esecutivo: anzi, il sondaggio congiunto del quotidiano Nikkei e di Tv Tokyo, effettuato nel weekend, dava a un misero 29% il consenso popolare al governo, nove punti percentuali in meno rispetto alla precedente inchiesta, condotta poco dopo il rimpasto di inizio agosto. È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: fallito l’effetto effimero della presidenza del G-8 dell’Hokkaido e mancato il rimbalzo sull’onda di un piano straordinario di stimoli all’economia, il premier senza qualità raggiunge il capolinea: all’interno del suo partito (il liberaldemocratico) ormai tutti pensano che sia un suicidio andare alle prossime elezioni (la cui data formale è prevista nel settembre 2009) con Fukuda. Lo scenario? Probabilmente il partito eleggerà lo scalpitante Taro Aso – ex ministro degli Esteri, riemerso come segretario generale ad agosto – come presidente e lo indicherà come premier per evitare elezioni anticipate. Con il tempo necessario per cercare di recuperare consensi nel Paese. Come il suo precedessore Shinzo Abe, Fukuda è durato meno di un anno e a dovuto dimettersi poco dopo un malriuscito rimpasto di governo.
Nemmeno l’imbarazzo internazionale assicurato ha fatto rinviare una decisione che fa pensare a un “cedimento” anche psicologico, che avvenne pure ad Abe: è in corso infatti il vertice G-8 degli speaker, ossia il meeting dei presidenti dei Parlamenti degli otto maggiori Paesi: iniziato in mattinata a Tokyo e trasferitosi nel pomeriggio a Hiroshima. Per l’Italia è presente il numero uno di Montecitorio, Gianfranco Fini, che tra l’altro ha avuto un incontro bilaterale con il presidente della Duma russa.
Tratto da www.ilsole24ore.com
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