Continuano le pene di morte in Giappone. A neanche due mesi dalle ultime esecuzioni, tre uomini sono stati giustiziati, facendo salire a 13 le impiccagioni dall’inizio dell’anno. I tre uomini sono Yoshiyuki Mantanai di 68 anni, Mineteru Yamamoto di 68 anni e Isamu Hirano di 61 anni, tutti colpevoli di omicidio e rapina. Nel braccio della morte restano in attesa della pena capitale 102 detenuti. Dal dicembre 2005 il bilancio delle esecuzioni ammonta a 26 ed è da record. Questa triplice esecuzione è la prima che avviene con il ministro Okiharu Yasuoka, in carica da un mese, che ha già dato pieno sostegno alla pena di morte, ha dichiarato che i tre giustiziati “Visti gli atroci crimini di cui si sono macchiati, possono espiare le loro colpe solo con la loro vita”. Amnesty International ha duramente criticato le condanne capitali in un momento di passaggio politico, come quello che sta attraversando il Giappone, con il premier Yasuo Fukuda dimissionario e un nuovo governo all’orizzonte e forse elezioni anticipate. “L’applicazione della pena di morte in Giappone va chiaramente contro il rispetto internazionale dei diritti umani” ha reso noto Makoto Teranaka, segretario generale dell’associazione del Sol Levante. Le critiche che vengono pronunciate dalla comunità internazionale si scontrano con l’ampio consenso dei giapponesi alla pena capitale, infatti l’80 per cento della popolazione è favorevole.

Tratto da: PeaceReporter