Un piccolo Blog dedicato al paese del Sol Levante ed alle altre nostre passioni
Alcune istituzioni liberali, concentrazione di capitali, banche, elettrificazione, industria pesante.
L’inizio dell’era Meiji fu contrassegnato da due avvenimenti importanti: 1. il trasferimento dell’imperatore nell’antica capitale shogunale di Yedo ribattezzata in quell’occasione Tokyo (”capitale dell’Est”, per distinguerla da Kyoto, l’antica capitale imperiale); 2. l’emanazione di un rescritto imperiale (6 aprile 1868) che preannunciava l’abolizione del feudalesimo, la modernizzazione economica e amministrativa del paese e la creazione di assemblee consultive destinate a rappresentare la pubblica opinione. Nella realtà, la modernizzazione economica del Giappone, incredibilmente rapida, provocò il sacrificio inevitabile delle istituzioni liberali preannunciate con questo rescritto. Fu un gruppo relativamente ristretto di uomini energici – giovani samurai, nobili della corte di Kyoto, ex funzionari shogunali – già esperti nell’esercizio del potere e penetrati del sentimento della grandezza nazionale, a prendere in mano i destini del Giappone dopo il 1868, esercitando sullo svolgersi degli eventi un’influenza certamente molto maggiore di quella dello stesso imperatore Mutsuhito (Meiji). Tra il 1869 e il 1878 i riformatori Kido, Okubo, Goto e Iwakura abolirono due istituzioni caratteristiche del Giappone feudale: il governo provinciale dei daimyo e la suddivisione della società in classi rigidamente distinte. Le prime vittime di questi provvedimenti furono i samurai, privati dei loro, sia pur ridotti, mezzi di sostentamento.
Nel febbraio 1877 il malcontento dei samurai scoppiò nella rivolta di Satsuma, guidata da Saigo Takamori, un riformatore “pentito”. Occorsero otto mesi di lotta per domare la rivolta, ma alla fine la vittoria del nuovo esercito nazionale reclutato per mezzo della coscrizione ebbe un enorme effetto in tutto il Giappone fornendo la prova della totale supremazia del governo centrale. In politica interna il Giappone parve seguire l’esempio dell’occidente dandosi una costituzione (11 febbraio 1889) ed eleggendo l’anno seguente una dieta; ma l’adozione di un sistema parlamentare fu lungi dal produrre istituzioni veramente liberali e lo Stato giapponese restò una monarchia assoluta, appoggiata a un’alta burocrazia i cui quadri erano per lo più costituiti da ex samurai acquisiti ai programmi di riforma.
La modernizzazione economica fu invece straordinariamente rapida; in dieci anni (1870-1880) le associazioni di mercanti e banchieri note con il nome di zaibatsu realizzarono la concentrazione del capitale, procedettero all’elettrificazione dell’arcipelago e lo dotarono di una rete ferroviaria, mentre venivano edificate le grandi industrie metallurgiche, tessili e minerarie.
Occorre aggiungere che scopo principale della creazione di queste industrie era quello di fornire al più presto all’esercito e alla marina giapponesi i mezzi per resistere a qualsiasi aggressore anche occidentale; i beni di consumo correnti continuarono invece a essere prodotti con i sistemi artigianali tradizionali.
WP Cumulus Flash tag cloud by Roy Tanck and Luke Morton requires Flash Player 9 or better.
Un Commento a "La trasformazione del Giappone in uno Stato moderno: l’era Meiji ( 1868 – 1912 )"
Molto interessante come articolo! Ricorda molto il fil “L’ultimo samurai”
Lascia un commento