Shibuya è il quartiere giovane di Tokyo, se si ha meno di 30 anni, e non si impazzisce per manga o novità elettroniche, questo è il posto giusto. Ricco di grandi magazzini e sale di pachinko, è l’ideale per passare il tempo vagando senza meta; per i giapponesi, invece, è il preferito per gli appuntamenti, non a caso è anche pieno di Love Hotels… Quello che colpisce arrivandoci con la Yamanote Line è la miriade di persone che si incrociano sia nella stazione che all’esterno (infatti è una di quelle più “trafficate”) ed il famosissimo incrocio con le strisce pedonali in diagonale, visibile in molti film (potete vederlo qui, http://www.koen-dori.com/web/camera/camera2.html)

Vista dalla Shibuya Station

Sicuramente quando ritorneremo a Shibuya, andremo a prendere qualcosa allo Starbucks Coffee, che ha una bellissima vista panoramica sull’incrocio, nel nostro precedente viaggio eravamo un pò scettici riguardo al caffè ma ora è tutto più chiaro; vale la pena rischiare un’intossicazione alimentare o ustioni di terzo grado all’apparato digerente pur di poter osservare da una postazione privilegiata il “pedestrian scramble”, un sistema di gestione del traffico pedonale agli incroci (usato in maniera non ufficiale in Italia, specialmente al sud), che prevede di fermare tutto il traffico automobilistico  e permettere l’attraversamento dei pedoni da tutte le direzioni, anche noto in Giappone con il nome di “scramble crossing”.

Shibuya Station

Penso inoltre che sfideremo quattro giapponesi per una partita su quel campo di calcetto visibile, nella parte bassa della foto dal satellite, sul grattacielo; la tentazione di una sfida calcistica Italia vs Giappone è troppo forte, sopratutto per lo scenario.

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35°39′33.37″N 139°42′3.45″E

Nel quartiere di Shibuya, come in quello di Harajuku, è possibile osservare un’altra tendenza modaiola delle giovani giapponesi, la GANGURO (faccia nera). Le “seguaci” di questa moda sono caratterizzate da una abbronzatura molto scura con i capelli biondi, arancioni, o di un grigio argentato, tutti rigorosamente tinti. Viene utilizzato dell’inchiostro nero come eyeliner e del correttore bianco come rossetto e/o ombretto. Spesso poi sono usate anche ciglia finte1. Elementi tipici di questa moda sono inoltre le zeppe e gli abiti coloratissimi(molto in voga è il colore rosa shocking) e moltissimi accessori, quali collane, anelli e braccialetti, anch’essi molto appariscenti.

Ragazze

Il quartiere di Shibuya è però anche molto noto per la famosissima storia del cane Hachiko, al quale è dedicato una statua all’uscita della Shibuya Station.

Statua di Hachiko

Hachiko era un maschio di Akita di colore bianco che fu adottato dal Professor Ueno, docente del Dipartimento di Agricoltura dell’Università di Tokyo. Tutte le mattine Hachi, (il suffisso ko è un termine affettivo) accompagnava il Professor Ueno alla stazione di Shibuya e lì lo aspettavo fino a quando il Professore, alle 3 del pomeriggio, ritornava.

Il 21 maggio 1925, però, Ueno fu colpito da un attacco di cuore mentre era all’università, e morì. Hachiko anche quel giorno si recò alla stazione, ma le 3 passarono e il professore non si vedeva. Hachiko aspettò ed aspettò ancora, poi tornò il giorno dopo e così fece durante tutti i giorni seguenti. Presto le persone cominciarono a notare il fedele cane e la sua inutile quanto caparbia attesa. Il capostazione ed altre persone che prendevano regolarmente il treno, cominciarono a dargli da mangiare e a fornirgli un riparo. La notizia corse per tutto il Paese, ed il suo divenne un esempio di fedeltà e dedizione. Molte persone cominciarono a recarsi a Shibuya solo per vedere Hachiko, dargli da mangiare ed accarezzarlo, sperando di ottenere in cambio un po’ di fortuna. I mesi divennero anni, ed Hachiko continuava a recarsi alla stazione sempre puntuale, anche se ormai vecchio e sofferente. Il 7 Marzo del 1934, quasi 10 anni dopo il suo ultimo incontro con il Professor Ueno, l’Akitainu, ormai dodicenne, fu trovato morto nel solito posto: fuori dalla stazione dove aveva atteso per così tanto tempo il suo padrone. La sua morte venne riportata su tutte le prime pagine dei giornali e venne addirittura indetto un giorno di lutto nazionale. Inoltre furono raccolti contributi in tutto il Giappone, per rendere memoria al cane che aveva conquistato i cuori di grandi e piccini.

Lo scultore Ando Teru fu così incaricato di creare una statua in bronzo che raffigurasse Hachiko e nell’Aprile del 1934 la statua fu posizionata nel posto esatto in cui il cane aveva aspettato per anni. Durante la guerra però la statua fu fusa per recuperare metalli, e successivamente, nel 1948, il figlio di Ando, Takeshi, scolpì un nuovo Hachiko: la statua che tutt’oggi si può vedere al di fuori della stazione di Shibuya, che siede in una nobile posa, aspettando per sempre il suo padrone!

Ogni anno, l’8 Aprile, viene celebrata a Shibuya la cerimonia in ricordo della fedeltà di Hachiko e di tutti i cani.

Questa storia è diventato così famosa nel mondo,che si parla addirittura di un film (remake di  un vecchio film giapponese del 1987, Hachiko monogatari) in uscita quest’anno con Richard Gere protagonista e Lasse Hallstrom regista, dal nome: “Hachiko: A dog’s story“.

  1. A noi è capitato che ci facessero i complimenti per le nostra ciglia, visto che sono per natura più lunghe di quelle degli orientali