Breve Storia

Il Kendo è uno degli sport tradizionali del sol levante, e forse è uno dei pochi originari dello stesso Giappone, in quanto derivante dall’arte marziale del kenjutsu, ovvero l’antica pratica dai samurai che prevedeva tecniche e forme con spada già estratta, a differenza dello iaido che invece è focalizzato sull’estrazione della spada. Il kendo si sviluppò durante il periodo Kamakura (1185-1233) ad opera dei samurai, ovvero uno dei tre corpi armati delle forze militari, insieme ai cavalieri e agli arcieri, sotto la forte influenza del buddhismo zen. Infatti, due dei più importanti principi che sono ritenuti la chiave per raggiungere la pratica del kendo ad alto livello sono:

  1. Mushin, mente vuota
  2. Fudoshin, mente immobile

Il primo rappresenta la necessità di avere una forte concentrazione durante la pratica e astrazione dalla realtà circostante, il secondo invece professa l’insensibilità della mente nei confronti della paura, delle emozioni e dei timori derivanti dalle azioni dell’avversario. Anche se il kendo risale al periodo kamakura, la riforma che prevede l’uso di bogu (armatura) e shinai (spada di bambù) è da attribuirsi a Naganuma Sirōzaemon Kunisato (1688–1767), anche se un forte sviluppo del “nuovo kendo” si ebbe più tardi alla fine del diciottesimo secolo. Il kendo visse il suo periodo d’ombra negli anni che seguirono il 1946 a causa della proibizione da parte delle forze alleate di qualsiasi pratica di orientamento “militaristico” che risultò nell’epurazione dello stesso kendo e di tutte le altre arti marziali.

il Kenjutsu nell'epoca Meiji

L’equipaggiamento

Un kendoka1 che si rispetti per esercitarsi non può fare a meno di due elementi fondamentali, ovvero l’armatura e la spada. L’armatura protettiva, detta bogu, si compone di:

  • Men, copertura per fronte e testa
  • Kote, guanti
  • Do, corpetto
  • Tare, intorno ai fianchi

A completamento dell’equipaggiamento il kendoka veste una giacca (keikogi) e un pantalone molto largo (hakama) che agevola gli scatti; è previsto inoltre che il kendoka combatta scalzo. Invece l’arma utilizzata può essere il bokuto, una semplice spada fatta di legno, o lo shinai, ovvero una spada costituita da quattro listelli di bambù uniti da un manico di pelle (tsuka), a seconda del fatto che il kendoka debba rispettivamente praticare degli esercizi o combattere.

L'equipaggiamento da kendo Bokuto

Shinai

Luoghi per la pratica del kendo

Il luogo tipico per l’esercizio del kendo è il dojo, anche se in molte occasioni esso è sostituito dal tipico palazzetto dello sport. Tuttavia l’unica vera reale prerogativa è la presenza di un parquet pulito e necessariamente elastico, per favorire il distintivo movimento del kendoka che batte il piede di spinta a terra (fumikomi-ashi).

Le forme di base: I kata

Esistono 10 forme del kendo giapponese (nihon kendo kata), esse vengono eseguite col bokuto ed includono le tecniche fondamentali di attacco e contrattacco ed hanno applicazione generale nel kendo. A volte il bokuto può essere sostituito da una spada vera ma con lama smussata (kata-yo). I kata che vanno dal primo al settimo sono eseguiti dai due praticanti con due bokuto lunghi 102 cm (tachi), i restanti invece sono eseguiti con uno dei contendenti che utilizza il bokuto lungo e l’altro che invece impugna un bokuto corto della lunghezza di 55 cm (shoto). Durante la pratica i due kendoka rivestono rispettivamente il ruolo di maestro (uchidachi) e allievo (shidachi). Il maestro effettua sempre la prima mossa in ogni kata e rappresenta la parte “sconfitta” nell’esecuzione della tecnica, permettendo cosi all’allievo di acquisire confidenza nei propri mezzi.

Le pratiche con lo shinai

Nel moderno kendo sono previsti “tagli” e “colpi”; i tagli sono permessi solo in specifiche aree del corpo, mentre i colpi sono previsti solo ed unicamente alla gola (tsuki). Tuttavia siccome uno tsuki portato male può infortunare il collo dell’avversario, questo tipo di attacco è effettuato solo ai kendoka più esperti. Esistono diversi tipi di pratiche che i kendoka effettuano con lo shinai, esse sono:

  • Kiri-kaeshi: effettuare tagli in rapida successione a sinistra e destra del men, con l’obiettivo di prendere confidenza con le distanze e come allenamento per rafforzare lo spirito e sviluppare reattività e resistenza.
  • Waza-geiko: waza o pratica di tecniche, in cui uno studente mette in atto le tecniche del kendo nei confronti di uno sparring partner.
  • Kakari-geiko: breve ed intensa pratica di attacco volta ad insegnare un’alta concentrazione e allerta, tesa anch’essa a fortificare il kendoka e a sviluppare resistenza allo sforzo.
  • Ji-geiko: combattimento vero e proprio in cui il kendoka ha l’occasione di mettere in pratica ciò che ha imparato.
  • Gokaku-geiko: pratica tra due kendoka che hanno lo stesso livello di abilità.
  • Hikitate-geiko: pratica in cui un kendoka esperto allena un kendoka novizio.
  • Shiai-geiko: pratica di combattimento che può essere anche arbitrato.

La competizione vera e propria

Nella competizione (shiai) del kendo un punto è attribuito solo ed unicamente se l’attacco è portato in modo fermo e corretto ad un punto ben preciso (datotsu-bui) con ki-ken-tai-ichi, ovvero con l’unione di spirito, spada e corpo. Ciò significa che affinché un attacco abbia successo, lo shinai deve colpire il punto designato, il contatto dello shinai deve essere simultaneo con quello del piede dell’attaccante col pavimento e il kendoka deve emettere la tipica espressione vocale di kiai che dimostra la presenza di buon spirito. Si ritiene inoltre fondamentale anche la direzione del movimento con cui lo shinai arriva al bersaglio e la presenza di un’alta concentrazione anche durante e dopo il colpo (zanshin) in modo tale che il kendoka sia pronto ad attaccare di nuovo. Nella competizione ci sono tipicamente tre arbitri, detti shinpan, i quali mantengono nelle due mani rispettivamente una bandiera bianca ed una rossa. Il punto è segnalato da uno shinpan alzando la bandiera corrispondente al colore del fiocco vestito dal kendoka che ha segnato un punto. Chiaramente affinchè sia attribuito un punto è necessario che almeno due dei tre shinpan siano concordi nel giudizio. Il combattimento termina quando un kendoka raggiunge due punti; nel caso in cui si raggiunga il tempo limite prima che nessuno sia arrivato a due se un kendoka è in vantaggio gli è attribuita la vittoria, altrimenti in caso di parità possono essere seguite diverse opzioni, quali il dichiarare un pareggio, estendere il tempo limite oppure designare il vincitore attraverso un arbitrato degli shinpan.

Saluto prima del combattimento

I gradi

Come in tutte le arti marziali esiste un sistema di gradi che certifica a livello internazionale le abilità del kendoka. I gradi vanno dal primo dan (sho-dan), ovvero il primo livello d’apprendimento, al decimo (ju-dan); al di sotto del primo dan c’è un’ulteriore suddivisione in 6 kyu che invece sono ordinati in maniera inversa (ovvero il primo kyu, ikkiu, è il livello subito al di sotto dello sho-dan). I livelli più alti di kendo sono conseguiti con esami molto difficili, alcuni dei quali prevedono anche una prova scritta, basti infatti pensare che l’ottavo dan (hachi-dan) è raggiunto da circa l’1% di coloro che sostengono l’esame. Il nono e il decimo dan sono attribuiti in via speciale a maestri che nel corso della propria vita hanno saputo cogliere la vera essenza del kendo, anche se ultimamente la federazione internazionale di kendo non ha attribuito alcun titolo speciale e per questo motivo restano pochi nono dan viventi. Un grande maestro che nel corso della sua vita seppe perfezionarsi fino a raggiungere il più alto dan fu Moriji Mochida, di cui vi allego un video eccezionale (notate bene è quello con l’equipaggiamento nero, nel video ha già 76 anni ed è incredibile, combatte con un kendoka che ha 40 anni in meno!)

Vi allego infine i link della federazione giapponese e di quella internazionale di kendo, per chiunque di voi volesse approfondire l’argomento o reperire informazioni dettagliate!

>> All Japan Kendo Federation

>> International Kendo Federation

  1. praticante del kendo